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Internet. La violenza striscia in segreto (ma anche no)

hacking

Questa rubrica si chiama #paroledigitali e le parole sono il primo mezzo per una comunicazione che arrivi dritta dritta all’attenzione, al cuore e al cervello delle persone. 

Oggi voglio andare oltre e arrivare anche all’anima e alle coscienze di chi ci legge. Vado subito al dunque e già vi dico che l’argomento è “tosto”. Parliamo di “revenge porn“!

Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, intanto diciamo che il “Revenge porn o revenge pornography (traducibile in lingua italiana in vendetta porno o pornovendetta), sono espressioni della lingua inglese che indicano la condivisione pubblica di immagini o video intimi tramite Internet senza il consenso dei protagonisti degli stessi. In alcuni casi, le immagini sono state immortalate da un partner intimo e con consenso della vittima, in altri senza che la vittima ne fosse a conoscenza”. (Fonte Wikipedia). 

Ed è reato penale in base alla legge del 19 luglio 2019, n. 69.

Detto ciò, è di pochi giorni fa un articolo/inchiesta di www.wired.it in cui è emerso che su una delle piattaforme di messaggistica più usate da milioni di persone (così come accade anche su molti social, d’altronde) esistono gruppi con svariate migliaia di utenti, in cui si inneggia allo stupro, dove si condividono foto di ex fidanzate , anche minorenni, foto rubate dai profili di ragazze e adolescenti ignare di tutto, fino a condividere contatti telefonici e dati sensibili quali indirizzi di residenza, scuole frequentate e quant’altro, accompagnando il tutto da messaggi di odio e di una violenza inaudita.

Tra i tanti utenti presenti, molti dei quali con account fake, cioè non riconducibili ad un numero di cellulare, ci sono padri di famiglia che chiedono consiglio, ad esempio, su  “come stuprare la figlia senza farla piangere!” Lo so, state provando quello che provo io e cioè lo schifo più totale e la voglia anche di farsi giustizia da soli

Ma per fortuna esistono persone che segnalano continuamente alla polizia postale ( di cui allego il link https://www.commissariatodips.it/segnalazioni/index.html) e che prontamente chiude questi gruppi di cui, per etica morale soprattutto, non pronunceremo neppure un nome! 

Tutto questo per dire solo una cosa! Anzi, per fare un appello: ai genitori, di essere attenti e consapevoli della vita “social” dei propri figli/figlie, e di prestare sempre attenzione sui modi in cui si espongono sui social. E a tutti noi, l’appello a non avere paura e a segnalare qualsiasi cosa ci possa far pensare a incitazione alla violenza o semplicemente alla violazione della privacy dei nostri ragazzi. 

Segnaliamo e rendiamo il web un posto migliore!

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