Un libro, un caffè, un bassotto.Quattro chiacchiere con la book influencer Simona Fontana.

Simona Fontana

Stamane mi sono alzato molto presto, cosa che accade praticamente ogni volta che devo incontrare qualcuno da intervistare, scendo in cucina e prendo una tazza di caffè. Esco fuori e il silenzio è scandito dalla campana della chiesa proprio fuori casa.

In lontananza, ma neanche tanto, un gallo schiarisce la gola e inizia a cantare ricordando a tutti di svegliarsi e mettersi in piedi per iniziare una nuova giornata. Lo sento un po’ infastidito stamane, forse perché noi tutti gli abbiamo affidato un compito che lui fondamentalmente non ha mai richiesto. Per la serie, perché devo svegliarvi io? Su, datevi una mossa da soli, sembra dire.

Rientro dentro, vado nella mia stanza a controllare che tutto ciò che mi occorre per il viaggio sia in perfetto ordine. Smartphone, moleskine, penna e laptop. Perfetto. Sembra non mancare niente per l’incontro con Simona Fontana, dipendente/influencer La Feltrinelli di Piazza Garibaldi di Napoli e creatrice del canale instagram Un libro, un caffè, un bassotto, un mondo fatto di libri, di musica, di interviste e appuntamenti importanti. Mi ha colpito sin dal primo giorno del nostro incontro, all’interno della Feltrinelli di Napoli.

Ero passato a salutare il mio amico e direttore Francesco. Me l’ha presentata e mi parlò subito del suo canale instagram. Mi piacque subito e già allora pensai che sarebbe stato bello incontrarla per quattro chiacchiere.

L’appuntamento è fissato per le 12.00 in una caffetteria del centro storico di Napoli. Guardo l’orologio, è ora di andare. Durante il viaggio rimetto a posto le domande, me le guardo, osservo il suo canale per qualche spunto per qualche domanda dell’ultima ora.

Arrivato a Napoli in perfetto orario, mi reco all’appuntamento con calma. Arrivo ovviamente in largo anticipo e mi faccio un giro per il centro. I suoni, i colori e i profumi di questa città sono sempre meravigliosi. Mentre torno verso il bar la vedo arrivare da lontano. Ci guardiamo e ci scambiamo un sorriso.

Seduti al tavolino, arriva la cameriera per prendere l’ordinazione. Prendiamo entrambi un caffè. Apro il moleskine, prendo la penna e si inizia.

Domanda di rito per iniziare e rompere il ghiaccio. Come stai innanzitutto?

Sto benissimo, molto impegnata ma felice.

Un libro, un caffè, un bassotto è il nome del tuo canale instagram. Facciamo un salto nel tempo quando tutto ha avuto inizio…

Era da un po’ di tempo che avevo in mente di far confluire la mia passione smisurata per i libri in qualcosa che fosse solo mio, che andasse aldilà del mio lavoro in Feltrinelli e così,un giorno,costretta in casa dalla pandemia a causa del covid che aveva colpito i miei figli, ho deciso di aprire questa pagina.

Sentivo l’esigenza di nuovi stimoli professionali e questo mi sembrava il canale più semplice e meno rischioso.

Mentre la ascolto veniamo interrotti dalla cameriera che ci chiede l’ordinazione. Sembra distratta, tanto che dobbiamo ripeterle due volte che desideriamo due caffè. Se ne va quasi infastidita. Ci guardiamo e iniziamo a ridere.

Il nostro caro Erri De Luca una volta ha detto: A riempire una stanza basta una caffettiera sul fuoco. Che rapporto hai con il caffè?

Sono caffeinomane, prendo caffè ad ogni ora del giorno. Ogni volta che ho iniziato una dieta il sacrificio più grande è stato sempre ridurre i caffè. E poi il caffè per noi napoletani è condivisione, compagnia.

Tutto diventa più semplice davanti ad un caffè.

Il tuo lavoro come dipendente di La Feltrinelli ti offre l’opportunità di respirare in modo sano l’odore dei libri, assaporarne le storie quasi in anteprima, incontrarne gli autori. Ultimo delle serie la presentazione con Matteo Saudino allo Spazio Feltrinelli di Piazza Dei Martiri per parlare del suo libro “Ribellarsi con filosofia”. Come è andata quella presentazione e quanto peso dai al tuo “privilegio” di lavorare con la tua passione?

Il mio lavoro mi rende diversa dagli altri bookblogger. Sono una privilegiata perché ho la possibilità di essere in contatto con gli scrittori e questa è la cosa che amo di più. Conoscere chi, con la sua scrittura mi fa commuovere,sognare,riflettere è una grande fortuna.

Senza neanche accorgercene arrivano i due caffè. Faccio per pagare ma la cameriera mi dice che posso farlo anche dopo, prima di andar via e che possiamo gustarci i caffè. Il sapore non è eccezionale, si vede che è stato fatto in modo distratto. Pazienza.

e poi c’è Arturo, il motore, colui al quale concedi tutto, il fido amico a quattro zampe. Parlami un po’ di lui.

Arturo è un figlio, è un esserino delizioso,affettuoso come nessun altro. Dorme con me e sentire il suo amore smisurato mi da una gioia immensa.

Mi chiedo spesso come abbia fatto fin’ora a vivere senza lui.

Una delle cose che mi ha colpito di te è raccontare la tua vita, i libri che consigli, gli eventi a cui partecipi con gioia, emozione pura, “paura”, sincero amore. “Mi appassiono sempre alle cose belle ” hai detto qualche tempo fa parlando della proclamazione dei finalisti al premio Strega. Nel film “I Cento Passi”, Luigi Lo Cascio/Peppino Impastato in una scena dice che le persone hanno dimenticato di guardare e riconoscere la bellezza. Tu la racconti la tua, quella che ti rende felice, quella che ti commuove. Che rapporto hai con la bellezza?

Io amo tutto ciò che genera bellezza perciò amo i libri, il cinema, la musica e ogni altra forma di arte. Amo la semplicità e le anime belle.

A proposito di bellezza. Studiando il tuo profilo per conoscerti meglio, ho visto un post dove parlavi di uno dei tuoi luoghi del cuore, casa dei tuoi a Casamicciola Terme. Ho riletto il post e mi ha colpito la frase: Quando arrivo lì non so mai se sono felice. Mi è venuto in mente il libro di uno dei tuoi autori preferiti, Lorenzo Marone con il libro che ho letto ed ho amato: “Tutto sarà perfetto”. Anche lì il protagonista della storia rientra nella casa d’infanzia e non sa se sarà felice, troppi pensieri contrastanti, troppi ricordi. Se volessi racchiudere i tuoi ricordi in una sorta libro che ne può contenere solo 5, quali sarebbero?

1)la mia infanzia meravigliosa in una vita condivisa con mia sorella e le mie cugine(che non vedo più) in una villetta bifamiliare in cui non ti sentivi mai sola.

2) Le mie estati, semplici, in un paesino in cui non c’era nient’altro che una marea di ragazzi della mia età con cui ho trascorso anni bellissimi e ho creato legami indissolubili.

C’erano le biciclette e i jukebox, i muretti e i primi cocktails, i primi baci e le gelosie.

C’era la vita.

3) Le mie nonne.

Che grande fortuna averle incontrate! Profondamente diverse tra loro, una protettiva, ansiosa ma di un affetto che ti riempiva.

L’altra divertente, pronta a coprire tutte le mie bugie di adolescente smaniosa.

4) L’inizio del mio lavoro. Ma ci pensi cosa significa a 23 anni essere assunta in una libreria a tempo indeterminato ed avere la possibilità di fare il lavoro che ami, il più bello del mondo?

5)La nascita dei miei figli. Ricordo ogni istante, le paure, le ansie, le gioie, le lacrime e la felicità incredibile.

Parlando sempre di libri, al di là di quelli che consigli (e dopo magari stiliamo una top 5 da consigliare per l’estate), qual è quello che davvero, in assoluto, ti ha donato , regalato più emozioni?

Se parliamo di emozioni allora sicuramente “follia” di Patrick Mcgrath.

Un libro che ti fa vivere voli pindarici. Lo ami e lo odi nello stesso momento.

Ho vissuto emozioni contrastanti che non ho scordato più.

Intanto ritorna la cameriera e chiede se desideriamo altro (in effetti, siamo lì da una buona mezz’ora). Ci guardiamo in giro e vediamo una crostata alla frutta. Ne prendiamo due fettine, così avremo anche più tempo per parlare. Con nostra somma sorpresa arrivano subito e bisogna dirlo, decisamente migliore del caffè.

Ritorniamo alla top 5. Siamo in estate e siamo tutti in partenza per le vacanze. 5 libri che porti con te queste vacanze e che consigli vivamente a chi ti segue e magari ai clienti Feltrinelli.

Quindi 5 libri che non ho ancora letto ma che ho in wish list.

Allora “La grande Zelda “ di Pierluigi Razzano che sto leggendo adesso.

Poi “Benevolenza cosmica “ di Fabio Bacà perché non so come sia possibile che io non lo abbia ancora letto. “La porta” di Szabò” che ho da troppo tempo in libreria ad aspettarmi.

Poi “L’unica presenza nera nella stanza” di Nadeesha Uyangoda perché me lo ha consigliato una persona per me importante.

E ultimo quello della Bignardi perché ho voglia di scoprire la sua vita piena di libri.

Ultima domanda. Prossimi progetti?

Tantissimi ma è troppo presto per spoilerare!

Ci alziamo per andare via, andiamo alla cassa e non vediamo nessuno. Nel bar ci siamo solo noi due e un’altra coppia di clienti che si guardano intorno. Provo ad andare nel retro, chiamo qualcuno ma non mi risponde nessuno. Ad un certo punto, vedo la porta della cucina e la cameriera che stava rompendo qualche cartone. La chiamo per dirle che volevamo pagare e lei ci raggiunge dopo pochi minuti “sfasteriata” (annoiata e disturbata), ci fa pagare, la salutiamo e andiamo via.

Usciamo fuori e percorriamo un po’ di strada insieme per respirare l’aria dei vicoli del centro storico fino ad arrivare per poi salutarci con la promessa di risentirci presto e seguirci sui social.

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