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Avere un sogno e aiutare a realizzarlo. Intervista a Chiara Marciani

Chiara Marciani

Nuova storia, nuovo viaggio!

Per i pescatori di emozioni come me, non serve andare troppo lontano… basta il tempo di una corsa in metropolitana o un caffè al tavolo di un bar, per intraprendere il viaggio nel posto più esotico che ci sia: le persone e i loro sogni.

Incontrare le persone, parlare di loro, della loro storia, dei loro successi e difficoltà diventa ogni volta un’occasione per riflettere sul valore del proprio vissuto per ritrovare, alla fine del viaggio, chissà, anche un po’ di noi stessi.

La storia di oggi ha come protagonista Chiara Marciani, Assessore alla Formazione e alle Pari Opportunità della Regione Campania che, con molta disponibilità e cordialità, ha accolto il mio invito a raccontarsi davanti ad una buona tazza di caffè.

Dal 2015 ricopre l’incarico di Assessore regionale alla Formazione e alle Pari Opportunità e, dal 2018, le è stata affidata anche la delega alle Politiche Giovanili. Ha avuto l’opportunità di confrontarsi con tematiche e sfide di grande impatto sociale: oltre alle energie e alle competenze che lei ha messo in campo, sente di aver ricevuto un arricchimento personale da questa esperienza?

Sì, soprattutto sul tema delle Pari Opportunità: incontrare donne e, a volte anche ragazzine, vittime di violenza e ascoltare le loro storie è un’esperienza che non si dimentica e che anche da mamma ti porti dentro. Non puoi non pensarci! Ma allo stesso tempo, incontrare anche ragazze e ragazzi che con entusiasmo mi hanno portato la loro prima busta paga, a seguito del corso di formazione finanziato dalla Regione Campania, è stata una bella soddisfazione. Sono pensieri ed azioni felici che, quando si è presi a volte dalle scartoffie o da un momento di abbattimento, ti danno l’energia e la forza per continuare ad andare avanti.

Chiara Marciani / 2020 Giacomo Ambrosino ( GMPhotoagency)
Chiara Marciani / 2020 Giacomo Ambrosino ( GMPhotoagency)

Politica, arte, sport, scienza, sono molteplici i settori in cui le donne ogni giorno si impegnano per cambiare il mondo. Il 2019 è stato l’anno che ha consacrato alcune di esse a vere e proprie ICONE dell’affermazione femminile: dall’attivista GRETA THUNBERG, che ha dimostrato che nessuno è troppo piccolo per fare la differenza, a CAROLA RACKETE simbolo globale del coraggio, giustizia e fedeltà ai propri ideali, fino ad arrivare SANNA MARIN che, a soli 34 anni, è diventata la più giovane primo ministro al mondo. Crede che il successo e le conquiste delle donne rappresentino ancora un fatto straordinario?

Purtroppo se ne parliamo in questi termini, sì! Penso a quanto si è discusso sulla prima donna che dirige la Corte Costituzionale in Italia. Io credo che sia un bene, soprattutto in questo momento storico, perché quello che ancora manca alle nostre ragazze è un esempio da seguire. Quindi avere delle donne del genere è sicuramente importante perché diventano un esempio, una storia da poter avere come ideale. Ce ne fossero di più anche nel settore del cinema e dell’arte! Credo che offrire alla nostre giovani generazioni degli esempi al femminile da poter seguire sia importantissimo.

Nonostante siano stati superati alcuni pregiudizi e stereotipi legati alla figura delle donne nella società e nel mondo del lavoro, le stesse continuano ad essere penalizzate per le scelte difficili, i compromessi e le rinunce che devono affrontare per assolvere il proprio ruolo. Quali sono le difficoltà cui ha dovuto far fronte nel suo lavoro?

Conciliare vita familiare e vita lavorativa è sicuramente la sfida che tutte le donne si trovano ad affrontare. Spesso parliamo di asili nido che sostengono le donne, ma io direi le famiglie, nella fase di conciliazione. Ma non bisogna dimenticare anche un’altra serie di servizi che io ritengo fondamentali e che abbiamo voluto sviluppare, proprio sulla base della mia esperienza personale.

Pensando alle scuole che non hanno il tempo pieno o ai grandi periodi di vacanza, si possono predisporre attività come le ludoteche e i campi estivi anche per i bambini un po’ più grandi. Le donne molto spesso si occupano anche di familiari anziani, ed anche questo comporta conciliare vita familiare e lavorativa. L’attenzione che vivo tutti i giorni per queste tematiche cerco di concretizzarla con una serie di progetti, sperando possano essere utili al più grande numero possibile di donne e famiglie.

Per dare alle donne una chance di continuare ad esprimere professionalità e capacità nel mondo del lavoro, la Regione Campania ha promosso un piano strategico per le pari opportunità che prevede anche il finanziamento per l’attivazione di asili nido all’interno delle aziende, permettendo così a tante mamme di conciliare al meglio la vita familiare con quella lavorativa. Come riesce a conciliare il suo essere mamma con il suo lavoro? Anche lei è dotata del MOM POWER?

Credo che tutte le donne abbiano questo potere. Noi donne siamo dotate di una grande arte che è quella di arrangiarsi e tirare fuori la capacità di organizzare delle agende che sono dei puzzles molto complicati, altro che diecimila pezzi! C’è da dire che soprattutto nella nostra Regione esiste una rete importante che supporta le donne che lavorano, che è quella delle mamme. Io ho una mamma, che è una nonna, che mi aiuta e credo sia un supporto importantissimo.

Naturalmente anche la sinergia tra mamme è un altro elemento utile: a volte le chat possono essere un’arma a doppio taglio, diventando un qualcosa di ingestibile, ma allo stesso tempo rappresentano uno strumento valido per aiutarsi e sostenersi.

Recente è la notizia riportata da “Il Tirreno” riguardante una giovane dipendente precaria che è stata assunta dal titolare, con contratto a tempo indeterminato, perchè incinta. Si è parlato di “un gesto che fa onore all’imprenditore”. Alle soglie del 2020 è lecito pensare che una tale notizia generi scalpore?

I nostri dati ci dicono che lo scorso anno circa duemila donne si sono volontariamente licenziate dopo la prima gravidanza. Quindi questa notizia fa veramente scalpore perché è esattamente il contrario di quella brutta esperienza.

Avere a disposizione dei nidi, come dicevamo prima, non solo comunali ma anche aziendali credo che venga incontro a questa situazione. Vorremmo, attraverso il bando dedicato alle imprese, che ci fosse un’attenzione rispetto al welfare aziendale anche da parte degli imprenditori. Offrire nidi e servizi non deve essere solo un problema delle pubbliche amministrazioni!

Bisogna iniziare a fare i conti col fatto che una donna sia un valore aggiunto, indipendentemente dalla maternità, o forse anche grazie alla maternità. All’estero, ad esempio, esiste il Diversity Manager, una nuova figura professionale responsabile delle diversità, non solo nei confronti della maternità, ma anche rispetto all’orientamento religioso e sessuale. Questo è l’atteggiamento che deve esserci anche nelle imprese della nostra Regione!

I social network sono ormai parte integrante della nostra vita quotidiana, questo è un dato di fatto indiscutibile. Molto spesso però rinvengono episodi legati a cyberbullismo e discriminazione di genere. Ritiene che una campagna di educazione digitale possa contribuire a creare una coscienza collettiva in merito a queste problematiche sociali?

Io penso che sia molto importante! A tal proposito, ci apprestiamo a vivere una settimana dedicata al contrasto del bullismo e del cyberbullismo, insieme all’Ordine dei Giornalisti, attraverso il progetto “Parole in ordine” dedicato all’uso delle parole con l’obiettivo di creare, in ogni scuola, una sorta di sentinelle a tutela delle giuste parole da usare. Io credo che, anche in base all’esperienza che vivo con i miei figli, esista una inconsapevole leggerezza nell’uso della comunicazione.

I ragazzi non se ne rendono conto, forse perché anche noi genitori non siamo stati pronti ad educarli in maniera così attenta al fatto che una frase, uno scherzo, detto a voce ha un certo peso. Le parole hanno un peso diverso perché restano, perché possono offendere e possono far male più di una frase detta a voce in un contesto diverso! Questo è un tema importante su cui educare i nostri giovani, quindi penso che rispetto al cyberbullismo è necessario predisporre una sorta di decalogo da tenere in considerazione non solo quando si usano i social, ma banalmente anche nelle chat tra compagni.

Credo che il lavoro che abbiamo attivato sia davvero importante e deve essere costantemente portato avanti non solo nei licei o negli istituti superiori, ma a partire soprattutto dalle scuole medie e dalle famiglie. Oggi, purtroppo o per fortuna, i mezzi di comunicazione sono, in alcuni casi, nelle mani dei ragazzini di 10 anni. Quindi non si può semplicemente dire: “Non date questi strumenti ai ragazzi!”. Qualcuno, per fortuna, può non averli ma anche chi li ha deve essere educato affinché sia consapevole dell’uso che ne possa fare.

«Il Sole 24 Ore» ha recentemente pubblicato una ricerca che dimostra la crescente sensibilizzazione sul valore delle scuole tecniche e professionali: in tal senso la Regione Campania ha puntato sulla formazione dei giovani come chiave di successo per lo sviluppo economico del territorio. Secondo lei un corso formativo deve essere finalizzato solamente ad una opportunità di occupazione come dipendente o può rappresentare un’occasione che incentivi l’autoimprenditorialità?

Riferendomi all’articolo, credo che debba esserci un cambio di approccio soprattutto nel sud Italia. Gli istituti tecnici superiori e i corsi di formazione professionalizzanti vengono considerati, a volte, corsi di serie B rispetto ai licei e così non è! Bisogna lavorare su un tipo di formazione che sia all’avanguardia e che possa essere offerta anche da un percorso professionalizzante.

Per questo abbiamo attivato una serie di strumenti: ad esempio gli ITS, percorsi post diploma altamente professionalizzanti che corrispondono di fatto ad una laurea triennale, ma che non vengono ancora percepiti come un’eccellenza nella nostra Regione come una importante possibilità occupazionale. Abbiamo introdotto anche i corsi del sistema duale, che prima non esistevano nella nostra Regione, e che offrono la possibilità di formarsi in un settore specializzato già dopo la terza media.

Tutto ciò ha contribuito, per fortuna, a creare occupazione: i dati ci dicono che chi ha seguito questi corsi ha avuto sbocchi occupazionali ma, in alcuni settori, ha sviluppato anche il senso di impresa di alcuni ragazzi. Proprio l’altro giorno ero con dei ragazzi che hanno seguito un corso nel settore della sartoria e hanno manifestato la loro voglia di avere la loro linea personale di moda.

Credo sia importante creare una sorta di strada a disposizione dei ragazzi grazie alla formazione e agli altri mezzi a loro disposizione, sempre dalla Regione Campania, per diventare impresa. Penso ad esempio a Garanzia Giovani, che offre un finanziamento per diventare impresa, o all’imprenditoria femminile e a tutta una seria di strumenti che esistono e che in maniera virtuosa dovrebbero aprire la strada ai ragazzi non solo a trovare un lavoro, appunto come dipendente, ma anche a diventare impresa.

IO HO UN SOGNO è il nuovo progetto promosso dalla Regione Campania, destinato alle donne dai 18 ai 50 anni che intendono formarsi, riqualificarsi o approfondire le proprie conoscenze, grazie all’erogazione di voucher formativi. Un’opportunità imperdibile per chi è ancora nel pieno del proprio percorso formativo e per chi ha abbandonato il lavoro per dedicarsi alla famiglia ed ha il desiderio di volersi rimettere in gioco. Qual è il suo SOGNO?

Il mio sogno è poter realizzare una serie di progetti che forse cinque anni fa non avevo e che adesso, proprio sulla base di questa esperienza, penso di poter attuare. Questa è sicuramente una mia sfida, ma credo che ognuno di noi abbia un sogno, frutto della vita e delle esperienze di ogni giorno. Da qui è nato questo progetto che abbiamo voluto mettere a disposizione delle donne.

A chi mi ha chiesto come mai siano stati usati dei parametri così ampi, il motivo è che si voleva effettivamente dare al più gran numero di donne la possibilità di partecipare. E’ anche vero che ci sono state delle 51enni risentite dal fatto di essere state escluse, però non era mai capitato prima d’ora che ci fosse un’iniziativa del genere estesa fino ai 50 anni.

C’è da dire che questo progetto è destinato anche alle donne che lavorano, proprio perché volevamo venire incontro ai sogni di una donna che attraverso un corso, un master, una specializzazione, possa immaginare un avanzamento di carriera o, perché no, di cambiare vita, di sfidare quelle che sono le proprie ambizioni e magari, come dicevo prima per i giovani, legare questa formazione ad un futuro finanziamento su imprenditoria femminile e diventare impresa, sulla base delle proprie competenze acquisite.

Immagino, ad esempio, una donna che grazie a questi voucher segue un corso di pasticceria e poi, perché no, decide di aprire un’impresa diventando un nuovo talento della nostra cucina o della nostra pasticceria. Ci auguriamo che possano essere realizzati tanti sogni attraverso questo avviso!

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